Egregio Signor Piffaretti, lei ed io: due modi di intendere il benessere dei ticinesi
Pubblicato il 28 luglio 2023
La ringrazio per il suo scritto. Mi sono chinato sui punti da lei esposti e con piacere mi permetto di risponderle.Lei fa riferimento alle diseguaglianze per tipologia di reddito e al programma del mio partito, prendendo spunto dalla tassazione progressiva. Bene, tenuto conto che lei è un esperto fiscale di formazione, non devo sicuramente ricordarle che le aliquote del Canton Ticino sono ritenute tra le più progressive di tutta la Svizzera.
Il nostro Legislatore persegue, almeno sin dal 1976, una politica di redistribuzione dei redditi. Del resto, siamo il Cantone fiscalmente più sociale della Svizzera PER I CETI MENO ABBIENTI e ci poniamo nella media per quanto riguarda i redditi del ceto medio, mentre siamo nettamente agli ultimi posti per i redditi elevati. È d’accordo con quest’affermazione?
Con la riforma fiscale appena presentata non si elimina di certo la progressività delle imposte sui redditi, che oltretutto, e come lei sicuramente ben sa, è sancita dall’art. 127 cpv. 2 della Costituzione federale.
Con la riforma si cercherà solo di riportare il Ticino nella media inter-cantonale, presentando una pressione fiscale analoga a quella del vicino Canton Grigioni. È un’idea così sbagliata, secondo lei, Signor Piffaretti?
La concorrenza fiscale inter-cantonale, piaccia o non piaccia, è qualcosa di cui dobbiamo tenere conto. È sempre la stessa Costituzione federale che la prevede all’art. 129 cpv. 2. I dati presentati dalla Divisione delle contribuzioni sono inequivocabili: negli ultimi anni le partenze dei contribuenti facoltosi sono state nettamente superiori agli arrivi.
Anche questo dato, oggettivo, deve far riflettere sulla necessità di riportare il Ticino in una posizione meno svantaggiosa per gli alti redditi.
Come lei ben sa, il principio di redistribuzione dei redditi esige la presenza di contribuenti facoltosi che paghino una parte considerevole del nostro gettito fiscale, affinché lo Stato possa poi utilizzare parte di queste entrate a favore dei contribuenti meno abbienti, sotto forma di aiuti sociali e sussidi. Se questi cittadini benestanti dovessero partire per altri lidi, chi contribuirà a finanziare il benessere del Ticino? Con quali entrate potremmo continuare ad assicurare ai cittadini in difficoltà aiuti sociali e sussidi?
Vede egregio Signor Piffaretti, il benessere dei cittadini in difficoltà, che ricorrono all’aiuto dello Stato, dipende molto dalla presenza di quella parte di cittadinanza, esigua a dire il vero, che rientra nella categoria dei “più ricchi”. E il Ticino sta proprio perdendo attrattiva per la categoria di cittadini benestanti poiché mi sembra evidente che, per effetto della concorrenza fiscale, questo particolare cluster di contribuenti sceglie di risiedere nel luogo in cui la fiscalità viene vista come “più giusta” e “più vantaggiosa”.
Se guardiamo al Ticino di oggi ben difficilmente un contribuente si sposta per pagare il 40% di imposte, preferirà sicuramente andare dove può pagare di meno. Le statistiche citate, del resto, sono proprio lì a dimostrarlo.
Il Partito Liberale Radicale porta avanti con orgoglio una riforma attesa da tempo e mirata. Già il Centro competenze tributarie della SUPSI, con un dettagliato studio del 2009, giungeva a conclusioni analoghe. E il direttore di allora non era di certo un esponente del PLRT!
Ma passiamo agli altri punti da lei citati.
Per quanto riguarda la riforma delle imposte di successione e di donazione: mi spiega dove si coglie un vantaggio per le persone facoltose? Mi pare sia ben chiaro che la riforma tiene conto, anche in questo caso, delle realtà degli altri Cantoni, che presentano imposizioni inferiori alle nostre, rispettivamente si tiene conto dei nuovi nuclei familiari che si sono creati negli ultimi decenni.
È così sbagliato favorire fiscalmente i trasferimenti tra concubini? Così come è così sbagliato agevolare le trasmissioni aziendali? Non direi, tant’è che anche il mondo imprenditoriale ha applaudito alla proposta della riforma sulle successioni!
Lei suggerisce anche che, a suo modo di vedere, “sarebbe stato più accorto diminuire la tassazione dei lavoratori”. Ha avuto modo di leggere il messaggio del Consiglio di Stato ticinese? Ha notato che per tutti i lavoratori che esplicano un’attività lucrativa dipendente è previsto un aumento della deduzione per altre spese professionali? E’ davvero sicuro che, in questo modo, non si possa creare maggior ricchezza lasciando più soldi nelle tasche dei lavoratori? Io sono persuaso di sì!
Veniamo alla previdenza, una altra riforma che a lei non piace. Anche qui, il Ticino passa da un ultimo posto (lo sottolineo: ultimo) ad una posizione analoga a quella del Canton Grigioni, senza incidere troppo sul gettito. E sa perché ciò è possibile? Perché è basso – o per dirla meglio – perché le persone che hanno importanti capitali non pagano il 25% di imposte, ma si spostano in un altro Cantone. Le sembra normale che un capitale previdenziale debba sottostare a certe aliquote, che i risparmi di una vita vengano tassati in modo così importante? Direi proprio di no.
Si aggiunga che con questa riforma molti futuri pensionati con case secondarie in Ticino potranno – se lo desiderano – prelevare il capitale previdenziale da noi, diventando a tutti gli effetti cittadini e contribuenti del nostro Cantone.
Egregio Signor Piffaretti, abbiamo sicuramente due modi di vedere le cose ma mi premeva risponderle, ringraziandola per l’attenzione che ha dedicato alle mie riflessioni.
Moreno Colombo, 28.07.2023
IMPOSTE, TASSE E FALSI MITI
Pubblicato il 26 luglio 2023
Intendiamoci. Parlare di imposte e tasse non suscita buonumore. In nessuno di noi. Il tema però va affrontato poiché la realtà economica e sociale subisce cambiamenti sempre più rapidi e non solo a causa di eventi eccezionali come la pandemia. La fiscalità non fa dunque eccezione, visto che essa deve, o dovrebbe, adattarsi all’evoluzione del contesto generale. Tuttavia, la discussione concernente le imposte – e, in parte, anche le tasse – è spesso bloccata da confronti più di stampo ideologico che da fatti concreti e pragmatici, il che ovviamente non facilita la proposta e l’attuazione di riforme. Anche nella nostra realtà cantonale il tema appare spesso come un tabù, sul quale scontrarsi più che confrontarsi. Peccato, perché si perdono molte occasioni per mantenere attrattivo il nostro territorio, con benefici per tutta la popolazione. Non è quindi purtroppo un caso se il Ticino di oggi, nel confronto inter-cantonale, occupa una posizione decisamente scomoda, collocandosi fra i cantoni più esosi e meno concorrenziali per l’imposizione sulle imprese e sulle persone fisiche con redditi alti. Non a caso, è molto attesa e di fondamentale importanza la scadenza del 2025, quando l’aliquota sugli utili delle persone giuridiche dovrebbe scendere dall’8% al 5,5%, secondo quanto già deciso dal popolo.
L’evoluzione dell’onere fiscale e del gettito sull’arco dell’ultimo quindicennio indica che a svuotare le casse cantonali non sono le riforme fiscali, ma soprattutto l’aumento della spesa pubblica, balzata dai 2’893 milioni spesi nel 2006 ai 4’220 milioni del 2022 dove però l’incremento rispetto al preventivo è dovuto al programma di sostegno economico ai settori particolarmente colpiti dalla pandemia (casi di rigore). Con questo ritmo di spesa è evidente che né le imposte né le tasse possono essere d’aiuto. Del resto, rispetto alla fine degli anni ’90, il gettito annuale è aumentato di 439 milioni. Il che smentisce il luogo comune – o il falso mito – che gli sgravi avrebbero dissanguato l’erario, quando in realtà hanno fatto crescere, e non diminuire, il gettito fiscale.
Bene hanno fatto quindi il Direttore del DFE Christian Vitta ed il Governo ticinese a licenziare un messaggio che propone un pacchetto di misure a favore delle persone fisiche articolato attorno a quattro punti d’intervento prioritari: aumento della deduzione forfettaria per le spese professionali, riforma dell’imposta di successione e donazione che tiene conto delle nuove forme di convivenza della società moderna, adeguamento dell’imposizione della previdenza e riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito.
Spero che, dopo le schermaglie politiche che hanno fatto seguito alla presentazione del messaggio, il Parlamento possa accettare positivamente queste modifiche che, contribuiranno sicuramente a posizionare – in modo più favorevole – il nostro Cantone nella classifica inter-cantonale.
Dal 2005 al 2019 le imposte prelevate dal Cantone alle persone fisiche sono aumentate del 52%, quelle alle persone giuridiche del 37%, mentre le tasse (che divergono dalle imposte in quanto – queste ultime – sono riscosse a seguito di una prestazione) hanno registrato un’impennata del 45%. Un’imposizione fiscale a carico dei cittadini e che ha sottratto sostanziose risorse alle imprese. Quello delle tasse è un tema che purtroppo nel dibattito sul carico fiscale resta solitamente sottotraccia e che meriterebbe invece più attenzione, vista la crescita esponenziale delle tasse esistenti e la creazione di nuovi balzelli. Nel 2005 le tasse fruttavano alle casse cantonali 190 milioni; nel 2019 l’importo è passato a circa 270 milioni.
Da ultimo, mi piace ricordare un paio di dati che mi hanno sempre molto colpito, questi che cito risalgono al 2017. Nel nostro cantone il 25% dei cittadini non pagano le tasse; lo 0.5% dei cittadini con un reddito superiore ai CHF 500’000 (1000 persone) rappresentano il 20% del gettito fiscale e l’1.2% dei contribuenti (2900 persone fisiche) con una sostanza superiore ai 5 mio versano al cantone 110 mio d’imposta cantonale sulla sostanza, che rappresenta il 56% dell’intero gettito fiscale. Cifre sulle quali val la pena riflettere.
Moreno Colombo

