FESTEGGIAMENTI 65° – I FATTI DI CHIASSO 1945/2010

Presidente del Consiglio di Stato Luigi Pedrazzini,
Deputati alle Camere federali, deputati al GC,
Colleghi Sindaci, municipali e consiglieri comunali del Cantone,
Colleghi municipali e consiglieri comunali di Chiasso,
Autorità militari e religiose
care concittadine e cari concittadini

È con grande emozione che ci apprestiamo a commemorare un giorno che ha segnato, in modo incancellabile la risolutezza e la diplomazia di un Ticinese nel difendere il Suolo patrio.

Sono trascorsi 65anni da quando il Colonnello Mario Martinoni contrastava il tentativo di entrare nel nostro Territorio, da parte di truppe tedesche in ritirata di fronte all’attacco dell’esercito alleato.

Si trattava di non lasciar oltrepassare la frontiera a 300 tedeschi armati.

La risolutezza del Colonnello Mario Martinoni, comandante del nuovo Reggimento denominato “Ticino” composto da 3000 uomini, ha contribuito, in maniera determinante, all’inviolabilità del Suolo e al mantenimento della nostra neutralità.

Dopo aver bloccato, in modo energico e risoluto, il contingente tedesco che voleva entrare in Svizzera, il Colonnello Martinoni, considerando la tensione che andava man mano aumentando con il passare delle ore, pensò di risolvere diplomaticamente una situazione che, stava diventando insostenibile: l’ordine, per i nostri militi, era di resistere a qualsiasi costo, mentre i soldati tedeschi premevano, armi in pugno, alla frontiera di Ponte Chiasso.

Con l’aiuto dell’allora Console Franco Brenni, preoccupandosi di esporre, durante il tragitto in auto, la bandiera bianca e quella Svizzera, donate in seguito alla Città di Chiasso, si recò all’Hotel Metropolitan a Como, dove si era installato il Comando Militare alleato di cui il Maggiore McDivitt era la massima autorità.

Questa operazione, conclusa con un accordo con il Comandante Americano, garantì l’incolumità dei militari germanici bloccati a Ponte Chiasso e, oltre che impedire l’ingresso in Svizzera di truppe armate, evitò un conflitto che certamente avrebbe comportato un sacrificio di vite umane tra militari e il coinvolgimento della popolazione di Chiasso.

Questa è la ragione per cui il Colonnello Martinoni, per i nostri anziani è un eroe e tale rimarrà anche per noi.

“Nessuno è profeta in Patria”. Purtroppo questo detto si addice perfettamente a quanto successe in seguito: l’Alto Comando Militare Svizzero, che aveva imposto la sorveglianza “ferrea” delle frontiere “a qualsiasi costo” considerò l’azione diplomatica del Colonnello Martinoni, come abbandono del posto di comando, togliendo al medesimo il comando della truppa, che non avrà più modo di esercitare.

Tanta acqua è passata sotto i ponti, non vogliamo assolutamente stigmatizzare quanto deciso dall’Alto Comando Militare, ma avremmo voluto che, almeno negli anni seguenti venisse riconosciuta, dal comando militare federale, la grande forza morale e l’intraprendenza di un Comandante ticinese che, con la sua decisione ha salvato la vita d’inermi cittadini, di militari ligi al dovere e ha fatto restare inviolato il suolo ticinese e svizzero, non con le armi, ma con la diplomazia.

Oggi, dopo 65 anni, ci troviamo, per la prima volta, a ricordare “Ufficialmente” il Colonnello Martinoni e i “fatti di Chiasso”.
Crediamo che, dopo 65 anni, anche a Berna abbiano avuto modo di rettificare il giudizio su questa Persona che è mancata, nella sua Minusio, nel 1981 all’età di 85 anni.

Martinoni lascia sicuramente, nella storia militare della mobilitazione delle truppe ticinesi di fanteria rappresentate oggi con i vessilli esposti allo Spazio Officina, il ricordo positivo di un comandante capace, dalle concezioni tattiche chiare, severo e comprensivo, anche se apparentemente rude, ma che si è sempre fatto stimare ed apprezzare da tutti i suoi subordinati. (scritto del Ten. Col, Giuseppe L. Beeler, presente tra noi)

Altre testimonianze di persone più o meno a conoscenza diretta, o indiretta, dei fatti hanno confermato il rispetto ed il prestigio che il Colonnello Martinoni aveva tra i suoi subalterni, ma soprattutto la bonaria partecipazione e l’interesse alla vita della nostra Città in quei drammatici momenti.

Ringraziamo il magg. MC Divitt, al tempo comandante alleato a Como, attualmente colonnello, e il signor Plauzio Rusca, al tempo quartier mastro nel Reggimento comandato dal Colonnello Martinoni.
La loro presenza e partecipazione sono un’ulteriore testimonianza della bontà di una scelta di allora.
Una scelta non solo umana ma dettata dal buon senso degli uomini semplici e risoluti, di uomini con evidenti valori umani che a volte sanno osare l’inosabile.

Ringrazio chi ha avuto l’idea di commemorare con perizia l’evento: in modo particolare il console generale svizzero a Milano David Vogelsanger ed l’entusiasmante e motivato gruppo di lavoro capitanato dalla nostra Vice Sindaco Roberta Pantani Tettamanti.
Un riconoscimento particolare vada anche a coloro che con la loro presenza oggi e la partecipazione alla mostra allestita nello Spazio Officina hanno valorizzato l’odierno appuntamento.

Per l’autorità civile chiassese il gesto del colonnello Mario Martinoni è stato, è e rimarrà indelebile nel ricordo della nostra popolazione.

Moreno Colombo, Sindaco
28.04.2010

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