Ambiente: approccio pragmatico, ma costante

Mi capita spesso di pensare ad un tema che apparentemente ha poco a che vedere con la vita pratica, con la quotidianità del cittadino medio ticinese, o di qualsivoglia nazionalità: mi riferisco alla salvaguardia dell’ambiente.

Quando esco la mattina di casa, per recarmi al lavoro, confesso che quella non sia la mia prima preoccupazione: mi sto per infilare nel turbinio giornaliero di impegni, come del resto tutti coloro che hanno un’occupazione (fatto non così scontato, purtroppo!), e penso ad affrontarli al meglio.
Quando però, durante qualche ritaglio di tempo, vedo mio figlio che gioca a pallone con gli altri della sua età, o sento l’odore acre dei gas di scarico in seguito ad un prolungato periodo senza pioggia, mi chiedo: “Che mondo lasceremo ai nostri figli?”.
La risposta comporta delle difficoltà, legate più che altro all’entità delle conseguenze che i mutamenti climatici provocheranno. Di che proporzioni saranno? Per ora, non possiamo far altro che agire, senza perdere un solo attimo, approvando leggi chiare e lungimiranti, senza timore che possano portarci a cambiare anche delle consolidate abitudini.
A me sembra che la strada imboccata dalla Confederazione, dal Cantone e dai Comuni sia quella giusta,  per l’approccio pragmatico che la contraddistingue. Questo non significa che non sia perfettibile.

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, i vari livelli istituzionali devono poter concertare misure durature (ad esempio piano di risanamento dell’aria e i piani regionali dei trasporti), misure stagionali (quindi misure supplementari di tipo preventivo) e misure giornaliere (provvedimenti da adottare unicamente a partire dal superamento di certi valori).
C’è a mio avviso ancora un potenziale da sfruttare per quanto riguarda il trasferimento del traffico dalla strada alla ferrovia, che tra l’altro soggiace ad un preciso mandato popolare.
Per quanto concerne, poi, la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di energie alternative (“Rapporto sugli indirizzi” del settembre 2002) finalmente qualcosa si muove.

Infatti, sono di buon auspicio:

–    il recente varo a livello cantonale di un credito quadro di CHF 4’800’000 per il periodo 2006-2009, allo scopo di promuovere il risanamento e la costruzione di edifici secondo gli standard Minergie e lo sfruttamento delle energie rinnovabili indigene.

–    la diffusione del messaggio governativo che propone di consolidare la politica energetica, dando priorità tecnica e finanziaria alle misure operative concernenti Minergie, energia del legno e recupero di calore residuo per un totale di CHF 10 mio sul periodo 2007-2010.  Sulla base delle esperienze fatte, si stima che quest’ultimo credito possa generare un volume di lavoro e un indotto economico di circa CHF 35 mio.

Si tratta di un pacchetto di incentivi acuti – proposto dal Dipartimento del Territorio – che riconosce l’importanza di agire sugli stabili esistenti, nei quali si trova un ampio margine di manovra per ridurre i consumi energetici.
Accanto ad interventi di carattere promozionale, è fondamentale che per principio si insista e si sottolinei l’importanza della riduzione dei consumi, sia nell’ambito di nuove edificazioni sia intervenendo nei risanamenti di edifici esistenti per ridurre i consumi effettivi.
Naturalmente, i primi a dover dare l’esempio sono gli enti pubblici e le istituzioni. Il teleriscaldamento, i pannelli solari, l’acquisto di nuovi veicoli euro04, gli edifici progettati secondo lo standard Minergie, ecc., devono gradatamente sostituire vecchi edifici, impianti e mezzi di trasporto, perché oltre a predicare bene, lo Stato deve “razzolare” bene.

Anche la rinuncia totale o parziale al prelievo della tassa di costruzione nel caso di una costruzione a basso consumo potrebbe rientrare negli incentivi a livello locale.
A lungo termine, certe scelte non potranno che essere paganti, prima di tutto in termini di salute, che è il fattore primario, secondariamente in termini prettamente economici. Infatti, oltre ad una migliore qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo e dei prodotti agricoli, verrebbe a crearsi un numero considerevole di posti di lavoro, nuovi mercati per nuovi beni e non da ultimo vistosi benefici all’industria del tempo libero (più parchi, aree di svago, turismo).
In conclusione, tengo a sottolineare che per conseguire brillanti risultati, bisogna uscire dalle logiche partitiche, perché in gioco ci sono interessi globali. Serve solamente un po’ di buona volontà politica, e una minima dose di buon senso.
Questa è la linea che ho sempre adottato, e che intendo continuare a percorrere anche in futuro.
MORENO COLOMBO, CANDIDATO AL CDS E AL GC PER IL PLRT, 22.01.2006

“Sceglierei il DSS”

Cantonali 07: la corsa liberale al Consiglio di Stato passa anche dal mendrisiotto. Intervista di Joe Pieracci (ticinonline) al candidato momò Moreno Colombo.
CHIASSO – Un passato da calciatore in Lega nazionale nel mitico Mendrisio che militava in Serie B, seguito da 15 stagioni da allenatore degli allievi dell’ FC Mendrisio e dell’ FC Chiasso. Il calcio è stata la prima grande passione di Moreno Colombo. E appese le scarpette al chiodo, la seconda: l’impegno civile, sociale e politico. Segretario comunale di Genestrerio per 20 anni. Deputato PLRT in Gran Consiglio per 12 anni. Da 10 anni è presidente della FTIA (Federazione Ticinese Integrazione Andicap) e dell’Associazione Mendrisiotto Anziani. Da 8 anni è presidente dell’Associazione del Personale dello Stato e presidente del gruppo volontariato del Consiglio di Stato. Professione attuale: funzionario di banca.
Colombo, come giudica la lista PLRT?
“Lista forte si voleva. Lista forte è! Il PLRT ha deciso di schierare una squadra eterogenea ed interclassista”.
Tre avvocati, un’economista, e …Moreno Colombo
“Io rappresento un’alternativa al politico classico. Mi spiego: non sono laureato, non sono figlio d’arte, non faccio politica per motivi d’interesse e non ho padrini d’eccezione. Mi piace definirmi: uno di noi”.
Insomma lei non ha forti gruppi di potere alle spalle. Ma ci dica: avrà almeno uno staff…
“Certo. E’ composto da me stesso e, fortunatamente, da amici: parecchi, preziosi, amici”.
In questo PLRT lei dove si posiziona?
“Al centro. E credo di rappresentare l’anima sociale ed ambientale del partito. Grazie al mio impegno in questi ambiti, impegno che porto avanti sin dall’inizio della mia attività politica; la mia linea politica è molto trasparente”.
Iniziamo dall’anima sociale…
“Da sempre mi sono impegnato, principalmente, nello sport (calcio, nuoto, sci e trekking), con i giovani, con gli anziani (AMA), e – tramite la FTIA (Federazione Ticinese Integrazione Andicap) – a favore dell’integrazione delle persone disabili”.
Lei parla di giovani. Come la mettiamo con i mandati cantonali dati ai pensionati?
“Non li condivido assolutamente ed ho inoltrato anche due atti parlamentari che, naturalmente, non hanno ancora ricevuto una risposta. Dobbiamo offrire maggiori opportunità ai giovani non solo a parole, ma anche con i fatti. Dunque, facciamoli lavorare”.
Dalla socialità al fisco il passo è breve…
“La fiscalità deve essere equa e trasparente, in grado di tutelare le fasce più deboli della popolazione (ad esempio le famiglie monoparentali) ma con un occhio rivolto al mantenimento di buone condizioni quadro che permettano un incremento dei posti di lavoro”.
L’ambiente…
“Sono sempre stato molto attento alla salvaguardia dell’ambiente, che è un punto fondamentale per una buona qualità di vita, nell’interesse di tutti”.
Passiamo ad altro. Secondo lei i recenti scandali politici hanno scalfito la fiducia che i ticinesi ripongono nelle istituzioni?
“Si, sicuramente. La gente in Ticino ha ormai poca fiducia nelle istituzioni in generale, sia a livello di politici che di amministratori. Nei prossimi quattro anni la fiducia del cittadino nei confronti delle istituzioni va ricreata. Ed in questo senso la questione morale è imprescindibile. Dobbiamo impegnarci con decisione, ottimismo e disponibilità, a modificare questa tendenza.”
Cosa devono fare i politici ticinesi per invertire la rotta?
“Avere un approccio più improntato alla ricerca del consenso e limitare una certa tendenza al protagonismo. Un esempio concreto? Spesso il Governo presenta un messaggio ai media prima di farlo pervenire ai deputati al Gran Consiglio”.
Interpellanze, interrogazioni, commissioni e sottocommissioni che ordinano perizie. Tutta questa attività politica non blocca l’operatività dello Stato?
“Forse. D’altronde è il nostro sistema democratico che offre questi strumenti. Ci vuole più trasparenza da parte dell’Esecutivo ed anche un pizzico di umiltà in più nell’ammettere quando si sbaglia.”
Trasparenza: ci faccia un esempio…
“Innanzitutto i criteri d’assegnazione dei mandati diretti dovranno essere più chiari. Inoltre un elenco degli stessi dovrà essere facilmente consultabile sia dai parlamentari che dai cittadini.”
Facciamo ora un salto avanti di tre mesi. Se il primo d’aprile lei sarà eletto chiederà una rotazione dei Dipartimenti?
“Sarei favorevole. Infatti, ritengo che se un singolo dipartimento rimane appannaggio di una sola formazione politica, il dibattito interno ad esso ed il senso critico rischiano di restare ingessati.”
E a lei quale dipartimento piacerebbe dirigere?
“Il DSS: sanità e socialità”.
Colombo, in conclusione, perché un ticinese dovrebbe votarla?
“Credo che le cittadine e i cittadini abbiamo la voglia e la necessità di essere maggiormente ascoltati. Io sono qui per questo”.
Joe Pieracci, ticinonline